Testo Il Pensionato - Remastered 2007 - Francesco Guccini

Testo della canzone Il Pensionato - Remastered 2007 (Francesco Guccini), tratta dall'album Via Paolo Fabbri 43

Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare
L'odore quasi povero di roba da mangiare
Lo vedo nella luce che anch'io mi ricordo bene
Di lampadina fioca, quella da trenta candele
Fra mobili che non hanno mai visto altri splendori
Giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori
Fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani
Mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani
Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina
Aprire la persiana, tirare la tendina
E mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta
Andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta
E poi lo incontro ancora quando viene l'ora mia
Mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia
"Buongiorno, professore, come sta la sua signora?
E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora"
Mi dice cento volte fra la rete dei giardini
Di una sua gatta morta, di una lite coi vicini
E mi racconta piano, col suo tono un po' sommesso
Di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso
Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita
A tutti i volti visti dalla lampadina antica
A quell'odore solito di polvere e di muffa
A tutte le minestre riscaldate sulla stufa
A quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo
A come da quel posto si può mai vedere il mondo
A un'esistenza andata in tanti giorni uguali e duri
A come anche la storia sia passata fra quei muri
Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce
La vita, com'è fatta e come uno la gestisce
E i mille modi e i tempi, poi le possibilità
Le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità
E ancora mi domando se sia stato mai felice
Se un dubbio l'ebbe mai, se solo oggi si assopisce
Se un dubbio l'abbia avuto poche volte oppure spesso
Se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso
Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo
Di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo
Non posso o non so dir per niente se peggiore sia
A conti fatti, la sua solitudine o la mia
Diremo forse un giorno: "Ma se stava così bene
Avrà il marmo con l'angelo che spezza le catene
Coi soldi risparmiati un po' perché non si sa mai
Un po' per abitudine, che son sempre pronti i guai"
Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti
"Piacere", "È mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?"
E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena
Soltanto un'impressione che ricorderemo appena



Credits
Writer(s): Francesco Guccini
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